Il Trattamento di Fine Rapporto, o TFR, rappresenta un compenso da corrispondere in maniera differita al momento della cessazione del rapporto di lavoro di un proprio dipendente.
Accumulare una somma da corrispondere in un inevitabile momento futuro, talvolta imprevedibile, può costituire un “rischio” per l’azienda? Se in un momento di scarsa liquidità magari conseguentemente ad un periodo di crisi si verifica l’evenienza di dover elargire una somma di cui non si dispone, esistono soluzioni che tutelino il datore di lavoro?
Il TFR, cosa viene accantonato
La corresponsione del Trattamento di Fine Rapporto è differita ma la maturazione avviene nel periodo di paga, accantonando una quota mensile in un “conto”.
La quota accantonata viene periodicamente rivalutata al fine di subire un adeguamento agli aumenti del costo della vita.
Il Trattamento di Fine Rapporto è dunque composto dalla quota capitale, più la rivalutazione della stessa.

La retribuzione utile per il calcolo del TFR è costituita da tutti gli elementi di paga aventi natura ripetitiva, quindi escludendo gli elementi corrisposti con cadenza occasionale.
Quanto accantonato in azienda viene periodicamente rivalutato…
Come?
Tramite conteggi basati sull’incremento dell’Indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, al fine di determinare il coefficiente utile alla rivalutazione di quanto accantonato fino al 31/12 dell’anno precedente.
Da notare che anche la rivalutazione stessa è soggetta ad un’imposta sostitutiva che il datore di lavoro è tenuto a versare in due soluzioni con modello F24, tramite una rata di acconto ed una di saldo.
…e prima o poi viene liquidato.
In che modo arrivare al netto da corrispondere al dipendente?
Si procede:
- determinando il suo importo complessivo lordo
- definendo l’aliquota prevista in base agli scaglioni di reddito
- calcolando l’aliquota media da applicare in busta paga
Trattandosi di somme maturate in anni diversi e corrisposte in un secondo momento si parla di “tassazione separata”, al fine di tenere l’importo del TFR separato da quello del reddito da lavoro dipendente.
Ma se la somma accantonata è davvero considerevole?
Quali sono i rischi per un datore di lavoro nell’accumulare “troppo” TFR?
Dal momento che il Trattamento di Fine Rapporto in azienda viene utilizzato come forma di autofinanziamento, è altissimo il rischio di non avere la disponibilità necessaria quando insorge l’obbligo di liquidarla.
Esistono strumenti per tutelarsi?
Se l’INPS ha istituito il Fondo di garanzia per il Trattamento di Fine Rapporto, con l’obiettivo di tutelare i lavoratori dipendenti sostituendosi al datore di lavoro nel pagamento del TFR quando non risulta in grado di farlo, quali sono invece le tutele per il datore di lavoro?
In che modo evitare di trovarsi in serie difficoltà vedendosi costretti a sborsare ingenti somme proprio quando la liquidità a disposizione è insufficiente?
Per correre ai ripari da questa eventualità, un datore di lavoro potrebbe stipulare una Polizza TFR con una Compagnia assicurativa.
Si tratta di una polizza nella quale il datore di lavoro è il contraente, il quale ha la possibilità di accantonare le somme relative al TFR di tutti i propri dipendenti.
Al momento della cessazione di un rapporto di lavoro, il datore riscatterà quanto accantonato per il singolo dipendente, in modo da poter disporre della somma necessaria.
Quali alternative ci sono?
La maggior parte dei dipendenti sceglie di mantenere il TFR in azienda ma esiste la possibilità di farlo confluire in uno tra i molteplici fondi pensionistici esistenti, opzione ultimamente in via di diffusione ma ancora limitata ad una ristrettissima parte di lavoratori.
Un’altra possibilità potrebbe essere concedere anticipazioni sul TFR, leggi anche:
La gestione dell’accantonamento del TFR non è cosa ovvia e non è da sottovalutare, non esitare a contattarci per monitorare la situazione della tua azienda e valutare quali potrebbero essere gli strumenti di tutela più adatti.


