In Italia, il tema delle mance è sempre stato avvolto da una certa ambiguità. Tradizionalmente considerate un gesto spontaneo del cliente verso il lavoratore, le mance erano spesso vietate dai contratti collettivi nazionali (CCNL), soprattutto nei settori della ristorazione e del turismo. In molti regolamenti aziendali, infatti, si prevedevano sanzioni disciplinari per chi le accettava o le sollecitava.
Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato.
Cosa dice la legge oggi?
Dal 2022, con la Legge n. 197/2022 (modificata dalla Legge n. 207/2023), le mance ricevute dai lavoratori in strutture ricettive e ristoranti sono considerate reddito da lavoro dipendente. Questo significa che, se un cliente lascia una mancia, quella somma entra a far parte del reddito del lavoratore e viene tassata.
Già nel 1997, il D.Lgs. n. 314/1997 aveva introdotto il concetto che tutte le somme percepite in relazione al lavoro, anche se sotto forma di liberalità, dovessero essere considerate reddito. La giurisprudenza ha confermato questa interpretazione (es. Cassazione n. 26512/2021).
Tassazione agevolata: come funziona?
La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto una novità interessante: per i lavoratori che guadagnano meno di 75.000 euro lordi all’anno, le mance sono tassate con un’imposta sostitutiva del 5%, ma solo fino al 30% del reddito da lavoro percepito.
Questa agevolazione ha lo scopo di incentivare la trasparenza e l’emersione delle mance, che spesso “venivano” gestite informalmente (Mi chiedo se oggi vengono gestite “formalmente”).
Contributi previdenziali: un nodo da sciogliere
Se da un lato la tassazione è agevolata, dall’altro lato si apre un problema sul fronte dei contributi previdenziali. La legge chiarisce che le mance non rientrano nella retribuzione imponibile ai fini dei contributi INPS, INAIL e TFR — ma solo entro il limite del 30% del reddito da lavoro.
Superata questa soglia, le mance diventano contributivamente imponibili, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate (circolare n. 26/E del 29 agosto 2023) e dall’INPS (circolari n. 106/2023 e n. 108/2024).
Impatto per le imprese
Per le aziende, questo meccanismo può generare incertezza nei costi. Le mance sono variabili e difficili da prevedere, soprattutto nei settori stagionali. Se un lavoratore supera il limite del 30% sommando redditi da più datori di lavoro, l’impresa potrebbe trovarsi a pagare contributi non preventivati.
Questo crea un vero e proprio cortocircuito tra il principio di trasparenza fiscale e la necessità di programmare i costi aziendali.
Cosa pensa il Consulente?
Il modello italiano, pur con le sue complessità, cerca un equilibrio tra emersione fiscale e sostenibilità per imprese e lavoratori. Tuttavia, non siamo negli Stati Uniti (continuiamo ahimè ancora ad ispirarci…!) dove il “sistema” affida al cliente il compito di “completare” la retribuzione del lavoratore con il così detto Tipping system, (insieme di norme che regolano le mance in un determinato contesto, solitamente nel settore della ristorazione) con effetti controversi in termini di equità e stabilità.
Un eventuale intervento normativo futuro in Italia potrebbe orientarsi verso una maggiore chiarezza e prevedibilità delle mance. Senza però sostituirsi ad un modello (quello americano per intenderci) che con la nostra cultura non ha niente a che vedere e che presenta forti criticità sociali e strutturali.


