Il signor Bertoni, titolare di una media impresa metalmeccanica di provincia, è un uomo pragmatico: poche chiacchiere, molte e-mail, e una passione per le soluzioni rapide. Quella mattina, dopo aver ricevuto l’ennesima segnalazione sul comportamento discutibile di un dipendente – ritardi, risposte sgarbate, e persino un parcheggio abusivo nel posto riservato al Direttore – decide che è giunto il momento di “fare pulizia”.
Chiama nel suo ufficio il Consulente del Lavoro dell’azienda, il celebre Giovannangelo Decubernatis, meglio noto come “il Giova”, un professionista che gira con più sentenze in tasca che biglietti da visita.
“Decubernatis” sbotta Bertoni, “questo dipendente è un disastro. Ha fatto saltare una consegna, ha risposto male al responsabile, e ha pure parcheggiato nel posto riservato al Direttore. Basta, lo licenzio. Gli mando una bella mail e chiudiamo qui.”
Giovannangelo Decubernatis, detto “Il Giova”, che ha già visto più licenziamenti improvvisati di quanti ne possa contenere un faldone, lo guarda con l’espressione di chi sa che sta per salvare un imprenditore da sé stesso.
“Signor Bertoni,” dice con tono pacato, “lei sta per fare un errore che neanche il peggior stagista in diritto del lavoro oserebbe”: “sta per fare un licenziamento orale… ma via tastiera. E sa cosa dice la legge? Che il licenziamento, ai sensi dell’art. 2 della Legge n. 604/1966, deve essere in forma scritta ad substantiam. Una mail generica, senza firma, senza PEC, e senza accordo tra le parti sull’uso di quel canale, è come una chiacchierata al bar. Inefficace.”
Il Capo, già pronto a premere “Invia”, si blocca. “Ma è scritto bene! È chiaro! È una mail!!
“Certo,” risponde il Giova, “ma non è formalmente valida. Il Tribunale di Pavia, con sentenza del 9 settembre 2025, ha stabilito che una comunicazione via e-mail, priva di sottoscrizione e senza prova di accordo sull’utilizzo del mezzo, non integra il requisito di forma. E sa cosa comporta? La reintegrazione piena del lavoratore, tutte le retribuzioni arretrate, i contributi, e magari anche il parcheggio riservato.”
Se clicca la costa caro!!
Alla fine, il Capo rinuncia alla mail e si affida al Giova, che salva l’azienda da una reintegrazione piena e da un danno economico non da poco. Il lavoratore, ignaro del pericolo scampato, si presenta il giorno dopo con il sorriso di chi ha ricevuto solo un richiamo scritto. E il Giova, come sempre, torna nel suo ufficio, pronto per la prossima emergenza.
Commento professionale
Il licenziamento è un atto che richiede rigore formale e attenzione procedurale. L’uso di strumenti digitali può semplificare la comunicazione, ma non può sostituire le garanzie previste dalla normativa. La forma scritta non è un dettaglio: è un requisito essenziale. E quando manca, le conseguenze possono essere gravi e costose.
Un consiglio? Prima di premere “Invia”, meglio chiamare “il Giova”.


