Il citofono fantasma

citofono_fantasma

Nel cuore operativo della “LogiSprint S.r.l.”, azienda milanese che consegna tutto in tempi record tranne la pazienza del titolare, il signor Adolfo Precisi, c’era un mistero che neanche Sherlock Holmes con il GPS aggiornato.
La dipendente Cinzia Mazzetta, addetta amministrativa con talento per le email e meno per i dettagli pratici, era in malattia. Fin qui tutto regolare. Anzi, regolamentatissimo: certificati telematici, INPS, fasce di reperibilità… un classico.
Peccato che, ogni volta che partiva una visita fiscale, l’esito fosse sempre lo stesso: “Lavoratrice irreperibile.”
Una volta, due volte. Poi tre. Poi cinque.
A quel punto Adolfo Precisi iniziò a credere che Cinzia abitasse in un’altra dimensione, tipo un coworking parallelo accessibile solo con badge astrali.
“Ma com’è possibile?” si chiedeva, guardando gli esiti come fossero referti di un caso paranormale.
L’indirizzo c’era. La via pure. Il palazzo anche.
Mancava solo… il citofono.

Dodici certificati e un grande silenzio

Nel frattempo, Cinzia continuava a inviare certificati medici. Uno dopo l’altro. Dodici in totale.
Tutti formalmente corretti. Tutti privi, però, di un piccolo, insignificante dettaglio:
👉 il nominativo sul citofono.
Ora, provateci voi: siete il medico fiscale, arrivate sotto il palazzo, suonate “a caso” sperando che qualcuno risponda. Non è una visita fiscale, è “Indovina chi? – Edizione INPS”.
Il risultato? Cinque tentativi andati a vuoto.
E come se non bastasse, in due occasioni Cinzia risultava addirittura assente nelle fasce di reperibilità, senza mai tornare in azienda.
A quel punto, Adolfo Precisi smise di cercare spiegazioni cosmiche e fece una cosa molto terrestre: avviò il procedimento disciplinare.

“Ma io l’avevo scritto al medico!”
Durante il confronto, Cinzia giocò la sua carta migliore: “Ma io avevo mandato una mail al mio medico con il nome da mettere sul citofono!”
Ed era vero. La mail c’era. Il medico, però, non aveva mai inserito quel dato nei certificati.
Fine del mistero? Nemmeno per sogno.
Perché qui entra in scena una regola che molti sottovalutano: la malattia non è solo un certificato. È anche cooperazione attiva.
E significa una cosa molto semplice: se qualcosa non funziona… devi accorgertene.

Il Tribunale mette il citofono al posto giusto

Il caso arriva davanti al Tribunale di Milano, che con la sentenza n. 3071 del 10 giugno 2026 mette ordine dove prima c’era confusione.
Il principio è netto, quasi brutale nella sua chiarezza:
👉 la responsabilità dei dati di reperibilità è solo del lavoratore.
Non basta dire “l’ho comunicato al medico”. Bisogna anche:

  • verificare che il certificato sia corretto;
  • controllare tramite il portale INPS;
  • usare il numero di protocollo;
  • intervenire subito se qualcosa non torna.

In altri termini: non puoi scaricare la colpa sul medico se non controlli.
E così, le cinque visite fiscali saltate e le due assenze nelle fasce di reperibilità vengono trattate per quello che sono: assenze ingiustificate.
Risultato? Superata la soglia dei tre giorni prevista dal CCNL Terziario. E il licenziamento per giusta causa regge.

Epilogo: il citofono che è costato caro

Quando la storia arriva nello studio del dr. Giovannangelo Decubernatis, per tutti – ormai – il Giova, il quadro è chiaro come un campanello che finalmente funziona.
Il Giova ascolta, annuisce, e con quella calma da chi ne ha viste tante, chiude la pratica con una frase che Adolfo Precisi si segna mentalmente:
“Vedi Adolfo, oggi non licenzi per una malattia. Licenzi perché la malattia diventa irrintracciabilità.”

La chiusura del Giova

“Facciamola semplice.
Il Tribunale di Milano (sentenza n. 3071/2026) ci dice una cosa che ogni imprenditore dovrebbe tatuarsi in agenda: 👉 il lavoratore in malattia deve essere reperibile davvero, non solo sulla carta.
E questo comporta tre obblighi pratici:

  1. fornire dati corretti al medico;
  2. verificare che siano stati trasmessi correttamente;
  3. intervenire subito se manca qualcosa.

Se salta la visita fiscale per dati incompleti, la responsabilità è sua. Punto.
E quando le assenze diventano più di tre giorni, il CCNL apre la porta al licenziamento disciplinare.
Tradotto per te, datore di lavoro: non fermarti al certificato. Guarda sempre gli esiti delle visite fiscali.
Perché a volte la differenza tra una malattia legittima e un problema disciplinare… è solo un nome sul citofono.”
E poi sorride, perché sì: nel diritto del lavoro, anche i dettagli suonano. E quando non suonano… qualcuno paga.”

Condividi: 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti
al nostro Blog!

Studio Milan si impegna a proteggere e rispettare la privacy degli utenti: le informazioni personali raccolte vengono utilizzate solo per amministrare gli account e fornire i prodotti e servizi richiesti. È possibile prendere visione dell’informativa ai sensi del Reg. EU 2016/679 cliccando qui

Articoli correlati

Te lo dico a modo mio

Il citofono fantasma

Nel cuore operativo della “LogiSprint S.r.l.”, azienda milanese che consegna tutto in tempi record tranne la pazienza del titolare, il signor Adolfo Precisi, c’era un mistero che neanche Sherlock Holmes con il GPS aggiornato. La

Leggi di più