Quando un amministratore di S.r.l. si trova esposto verso creditori (o teme azioni esecutive), una domanda ricorrente è molto concreta: “Se la società mi riconosce rimborsi chilometrici o trasferte, queste somme possono essere pignorate come uno stipendio?” La risposta, in sintesi, è che spesso sì, e non sempre con il limite del quinto. Vediamo perché, con un taglio operativo.
1) Il punto di partenza: l’art. 545 c.p.c. e i limiti “da lavoro”
Il Codice di procedura civile, all’art. 545, disciplina i limiti di pignorabilità di alcune entrate, in particolare le somme dovute “a titolo di stipendio, salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego”. Per tali emolumenti la regola “classica” è il limite del quinto, con possibili variazioni in caso di concorso con crediti alimentari o fiscali.
Questo impianto, però, nasce per il lavoro subordinato (e, in parte, per situazioni assimilabili), e qui sta la prima attenzione: l’amministratore di società di capitali non è automaticamente equiparato a un dipendente.
2) Compensi dell’amministratore: spesso “crediti ordinari” (pignorabili integralmente)
Secondo un orientamento rilevante della giurisprudenza di legittimità, i compensi degli amministratori (amministratore unico o consigliere) per le funzioni svolte in ambito societario tendono a essere qualificati come crediti “ordinari”, e quindi pignorabili per intero, senza la protezione del “quinto” prevista per stipendi e salari. In questa direzione sono richiamate, tra le altre, Cass. civ., Sez. Unite, 20 gennaio 2017, n. 1545, e Cass. pen., Sez. Unite, 7 luglio 2022, n. 26252; inoltre, si segnala Cass. 21 febbraio 2017, n. 4406 sul tema della riconducibilità a crediti chirografari e quindi soggetti alle regole di aggredibilità “piena”.
Tradotto in pratica: se un creditore pignora presso terzi (la società) le somme dovute all’amministratore a titolo di compenso, il vincolo può colpire l’intero importo (salve peculiarità del singolo caso e provvedimenti del giudice dell’esecuzione).
3) E i rimborsi spese? Qui conta come sono strutturati
È fondamentale distinguere tre famiglie:
- Rimborsi “a piè di lista” (analitici, documentati): ristorano spese effettivamente sostenute e rendicontate
- Rimborsi forfettari (importo fisso): non dipendono dalla prova analitica della spesa
- Rimborsi “misti”: combinazioni delle due modalità
Rimborsi chilometrici: tipicamente “a piè di lista”
Il rimborso chilometrico, nella prassi corretta, è analitico: indicazione dei percorsi, chilometri, date, causali, mezzo utilizzato e valorizzazione con parametri (spesso le tabelle ACI come riferimento di congruità). Sul piano sostanziale, questo rimborso ha natura di ristoro (carburante, usura, manutenzione), quindi non nasce come retribuzione.
Tuttavia, e qui sta il punto “prudenziale”: manca una disciplina espressa che sottragga i rimborsi dell’amministratore ai pignoramenti, e nella pratica esecutiva il rimborso (anche analitico) può essere trattato come credito vantato verso la società, dunque aggredibile. In altre parole: la natura “non reddituale” aiuta sul piano fiscale/previdenziale, ma non garantisce automaticamente l’impignorabilità.
Trasferte/indennità forfettarie: più vicine al compenso
Le indennità di trasferta forfettarie, soprattutto se erogate con continuità e con importi “stabili”, rischiano di essere lette come componente para retributiva o comunque come utilità economica connessa all’incarico. Per questo, in ottica esecutiva, tendono a seguire la sorte del compenso dell’amministratore: possibile pignorabilità integrale.
4) Consigli operativi “protettivi” (senza illusioni)
Se l’obiettivo è ridurre contestazioni e rendere i rimborsi più difendibili sul piano sostanziale:
- Privilegiare rimborsi analitici (a piè di lista) rispetto ai forfettari, quando la spesa è realmente sostenuta
- Rendicontazione rigorosa: nota spese con data, luogo, causale, documenti, eventuali autorizzazioni interne e collegamento all’interesse sociale
- Delibera/atto chiaro: disciplinare in modo trasparente criteri, limiti, procedure (es. policy trasferte)
- Coerenza e tracciabilità: pagamenti tracciati, criteri costanti, nessuna “indennità mascherata” da rimborso
Detto in modo diretto: una buona struttura non rende “impignorabile” ciò che non lo è, ma riduce il rischio che un rimborso venga riqualificato come compenso “travestito” e, soprattutto, migliora la tenuta documentale in caso di verifica o contenzioso.


