Assente ingiustificato?
Il certificato tardivo che non perdona!

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In un’azienda chiamata Svitol & Svitati S.r.l., dove il caos organizzativo era tenuto a bada solo da un calendario Excel e da un’anziana stampante chiamata “Beatrice”, lavorava Guglielmo Starnutazzi, impiegato noto per la sua capacità di sparire più velocemente di una connessione Wi-Fi in ascensore.


Un lunedì mattina, Guglielmo non si presentò. Nessuna chiamata, nessuna mail, nessun segnale di fumo. Il suo capo, il temuto Commendator Ugo Sospettini, uomo che parlava solo per circolari, iniziò a sudare freddo. Dopo tre giorni di assenza, decise di convocare il consulente del lavoro più temuto e rispettato della regione: Giovannangelo Decubernatis, detto “Giova Il Virtuoso”.


“Decubernatis, qui abbiamo un caso di “evaporazione professionale”. Il dipendente è sparito e ora ci manda un certificato medico datato cinque giorni fa. Che si fa?”
Giovannangelo, con la calma di chi ha letto più sentenze che romanzi, rispose:
“Commendator, la Corte di cassazione ha parlato chiaro. Ordinanza n. 13747 del 22 maggio 2025. Il lavoratore ha l’onere di comunicare immediatamente la propria assenza per malattia e di inviare il certificato medico nei termini previsti dal contratto collettivo. Se non lo fa, l’assenza è ingiustificata. Anche se è davvero malato.”


Guglielmo, ignaro del peso giuridico che stava per abbattersi su di lui, si presentò con il certificato in mano, convinto di aver fatto la cosa giusta e che quel foglio bastasse a sistemare tutto.


“Ecco qua, ero malato! Guardi il timbro, è autentico!” L’ha fatto il medico!
Ma Decubernatis, con l’espressione di chi ha letto troppi certificati arrivati fuori tempo massimo, rispose senza esitazione:
“Mi spiace, Starnutazzi. La Cassazione ha stabilito che l’invio tardivo del certificato non sana l’inadempimento, a meno che tu non dimostri un’oggettiva e incolpevole impossibilità di comunicare. Hai prove? Testimoni? Un rapimento alieno documentato? Un’invasione delle cavallette?


Il Commendator Sospettini, sollevato dalla chiarezza, sospirò:
“Decubernatis, lei è come il caffè corretto: amaro, ma necessario.”


Riflessione finale del Consulente Giovannangelo Decubernatis

“La fiducia tra datore e lavoratore non si misura solo in ore lavorate, ma in gesti di responsabilità. La malattia è una condizione tutelata, ma la comunicazione è un dovere. La sentenza n. 13747/2025 ci ricorda che la correttezza non è un optional, e che il certificato medico non è un salvagente da lanciare a posteriori. Se non si comunica, si rompe il patto fiduciario. E quando si rompe, non c’è medico che tenga!

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