Il caso del Mobbing Fantasma:
Sindacalista vs. Consulente

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In una calda mattina di luglio, nell’ufficio climatizzato di una media impresa Polesana, si presenta il signor Bianchi, lavoratore di lungo corso, accompagnato dal sindacalista Tonio detto “il Tenace”, armato di faldoni, evidenziatori e una gran voglia di fare causa all’azienda.


Tonio, detto “il Tenace” con tono solenne e sguardo da paladino della giustizia, dichiara:
“Sono qui per denunciare un fatto grave che è successo al mio Assistito… Chiederemo un risarcimento milionario!”


Il Consulente del lavoro, il dottor Decubernatis, accorso di lì a poco in soccorso del Datore di Lavoro trova il sindacalista Tonio detto “il Tenace” già in sala riunioni. Qui il sindacalista ha già preso il controllo della scena. Con tono grave e teatrale, inizia la sua arringa:
“Il mio assistito è stato sistematicamente isolato! Gli è stata tolta ogni mansione qualificante, relegato a compiti ripetitivi e umilianti. Nessuna valorizzazione, nessuna formazione. Solo silenzi, pressioni psicologiche e continue esclusioni dalle riunioni operative. Un chiaro caso di mobbing e straining! E non parliamo della perdita di chance: questo lavoratore poteva ambire a ben altro!”


Il Datore di lavoro sbianca. Ma il Consulente del Lavoro, seduto con compostezza, prende la parola con un sorriso sereno:
“Tonio! detto “il Tenace”, apprezzo la passione. Ma vediamo cosa dice la giurisprudenza.”
Estrae l’ordinanza n. 20632 del 22 luglio 2025 della Cassazione e comincia a leggere con tono pacato ma inesorabile:

  • Demansionamento? “La Cassazione ha chiarito: non basta dire ‘mi hanno fatto fare cose diverse’. Bisogna dimostrare che le mansioni erano inferiori al livello contrattuale. Qui, nessuna prova documentale. Solo percezioni.”
  • Straining? (*) “Tre episodi isolati non bastano. La Corte li ha definiti ‘non significativi’. Serve una condizione continuativa e grave. E qui, nulla del genere.”
  • Onere della prova? “Articolo 2697 del Codice civile: chi vuol far valere un diritto deve provarne i fatti costitutivi. Non basta lamentarsi.”

(*) Lo straining è una forma di stress forzato sul posto di lavoro, causato da azioni ostili isolate (non necessariamente ripetute) che producono effetti negativi duraturi sulla salute psicofisica del lavoratore. Deriva dal verbo inglese to strain, cioè “mettere sotto pressione”.


Tonio, detto “il Tenace” tenta una controffensiva (del resto non a caso era soprannominato “il Tenace”).


“Ma il clima aziendale era tossico! Il lavoratore si sentiva escluso, svalutato, ignorato!”

E il Consulente, con un mezzo sorriso:
“Il ‘sentirsi’ non è una prova. E il clima aziendale non si misura con le emozioni, ma con i fatti. E i fatti, qui, non ci sono.”


Il lavoratore Bianchi, sempre più perplesso, guarda il suo sindacalista e poi il Consulente.


Dopo qualche secondo di silenzio, sbotta:
“Ma allora… stavo per fare una causa senza fondamento?”
“No, disse il Consulente con tono paterno, stavi per fare una causa persa. Che è peggio.”


Alla fine, Bianchi stringe la mano al Consulente e decide di lasciar perdere. Tonio detto “il Tenace” raccoglie i suoi faldoni e se ne va, borbottando qualcosa su “giustizia sociale e repressione borghese”.


Il Datore di lavoro, sollevato, offre un caffè al dottor Decubernatis, che risponde:
“Volentieri. Ma senza zucchero. Le vertenze dolci non esistono.”

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