Alla Tomaie & Co., azienda dove si producono scarpe ma si cammina spesso sulle uova, il Datore di Lavoro Paolo si trovò davanti a una questione spinosa come una suola difettosa:
una denuncia per molestie sessuali!
Ma con un colpo di scena: la presunta molestatrice era Loredana Vivace, una dipendente brillante, sì, ma con un’interpretazione un po’ troppo “creativa” del concetto di interazione tra colleghi.
La denuncia arrivava da Gino Spensierati, giovane impiegato, che aveva segnalato comportamenti insistenti e inappropriati: battute esplicite, inviti ambigui e continue “missioni” nel reparto tomaie per motivi che definire futili era un eufemismo. Il tutto condito da un disagio crescente, tanto che Gino Spensierati aveva iniziato a evitare Loredana Vivace come si evita il collega che parla troppo alla macchinetta del caffè.
Il Datore di Lavoro, uomo pratico ma non sprovveduto, sapeva che la questione non si poteva risolvere con una pacca sulla spalla e un “dai, non esageriamo”. Così chiamò la Consulente del Lavoro, l’ormai nota dr.ssa Giovannangela Decubernatis, che in azienda era considerata una specie di GPS legale: precisa, affidabile e sempre con la rotta giusta.
La Consulente del Lavoro, dopo aver letto la documentazione e ascoltato i racconti, fu chiara come un verbale ben scritto:
“Paolo, la Cassazione è netta: le molestie sessuali, anche se isolate, possono costituire giusta causa di licenziamento, se gravi e lesive della dignità del lavoratore. La recente sentenza n. 13748/2025 lo conferma: non servono precedenti disciplinari, basta l’impatto negativo sul clima aziendale e sulla serenità della vittima.” E qui non parliamo di un malinteso, ma di un comportamento reiterato, inopportuno e dannoso per il clima aziendale.”
Paolo annuì, ma con l’aria di chi ancora spera in una via d’uscita diplomatica:
“E se la Sig.na Vivace dicesse che è tutto esagerato? Che è uno scherzo fra colleghi?”
La Decubernatis non perse il sorriso, ma fu ferma:
“Il rispetto non è materia negoziabile. E la tua azienda ha il dovere di garantire un ambiente sicuro. La legge è dalla tua parte. E anche il buon senso.”
Il giorno dopo, Paolo convocò la Sig.na Vivace. Lei entrò con il solito sorriso da copertina di Postal Market, pronta a vendere entusiasmo a rate. Ne uscì, però, con una lettera di licenziamento per giusta causa stretta in mano e lo sguardo di chi ha appena scoperto che il buffet era solo per gli invitati. Nessuna scenata: solo un silenzio che si poteva tagliare con un grissino.
Epilogo
Gino tornò a lavorare con più serenità, il reparto tomaie tornò a occuparsi solo di tomaie, e il Datore di Lavoro capì che le decisioni difficili sono quelle che fanno davvero la differenza. La consulente del Lavoro, più tardi, brindò con un bicchiere d’acqua frizzante (era pur sempre in orario d’ufficio) e disse:
“A volte, il miglior consiglio è quello che non lascia spazio a dubbi.”
Morale professionale
- Le molestie non hanno genere: anche un uomo può essere vittima, e ha diritto alla stessa tutela
- Il datore di lavoro ha il dovere di intervenire, anche in assenza di precedenti disciplinari
- La consulenza giuslavoristica non è solo burocrazia: è prevenzione, tutela e garanzia di legalità (ah…se non ci fossero i Consulenti del Lavoro)
- Quando la legge è chiara, il datore non può far finta di non vedere.


