Molti pensano che la responsabilità sia sempre del datore di lavoro, ma non è così semplice. Un recente caso arrivato alla Corte di cassazione ci aiuta a capire meglio come funziona la ripartizione degli oneri probatori e quali sono gli obblighi di chi assume personale domestico.
Immaginiamo questa situazione: una collaboratrice domestica si infortuna cadendo da una scala mentre rimuove delle tende. Da qui nasce una richiesta di risarcimento danni che arriva fino alla Corte di cassazione, Sezione Lavoro. La Suprema Corte coglie l’occasione per chiarire un aspetto fondamentale: chi deve provare cosa quando si discute di responsabilità del datore di lavoro per violazione delle norme sulla salute e sicurezza? La risposta è interessante perché, in questo caso, la Cassazione finisce per tutelare il datore di lavoro. La vicenda parte da due gradi di giudizio sfavorevoli alla lavoratrice: in primo e secondo grado la domanda di risarcimento viene respinta perché la colf non riesce a dimostrare non solo la violazione degli obblighi di sicurezza, ma anche il nesso causale tra questa violazione e il danno subito.
In altre parole, non basta dire “mi sono fatta male”, bisogna provare che l’infortunio è conseguenza diretta della negligenza del datore di lavoro.
La Cassazione conferma questa impostazione, ma aggiunge un chiarimento importante: una volta accertati il rapporto di lavoro, l’infortunio e il collegamento con l’attività svolta, spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adottato tutte le misure preventive necessarie. Non si tratta di responsabilità oggettiva, serve sempre la colpa, ma il regime probatorio è quello tipico della responsabilità contrattuale. Questo perché il contratto di lavoro domestico è integrato ex lege dall’obbligo di garantire la sicurezza del lavoratore (art. 1374 c.c.). Il datore di lavoro è il “debitore di sicurezza” e deve provare di aver adempiuto a tale obbligo, mentre la lavoratrice deve dimostrare la lesione e il nesso causale con l’attività lavorativa.
Nel caso concreto, la Cassazione ha ritenuto che mancassero elementi sufficienti per imputare la responsabilità al datore, anche perché non vi era prova di un ordine esplicito di svolgere l’operazione in sua assenza né della non conformità della scala.
Commento del Consulente del Lavoro
Questa pronuncia è un monito per entrambe le parti. Per il datore di lavoro domestico significa che non basta “fidarsi” delle abitudini della colf: occorre adottare misure concrete e documentabili per garantire la sicurezza. Per la lavoratrice, invece, è fondamentale sapere che, in caso di infortunio, la prova del nesso causale è determinante. La Cassazione tutela il datore quando dimostra di aver fatto tutto il possibile per prevenire rischi, ma allo stesso tempo richiama alla diligenza chi assume personale domestico.
Consigli pratici per il datore di lavoro domestico
- Fornire strumenti sicuri: scale stabili, attrezzature conformi alle norme
- Formare la lavoratrice: spiegare le procedure corrette e i rischi
- Vietare operazioni rischiose in assenza di supervisione
- Documentare le misure adottate: istruzioni scritte, controlli periodici
- Rimuovere ostacoli e pericoli: tappeti, oggetti che possono causare instabilità
Consigli per la colf in caso di infortunio
- Segnalare subito l’incidente al datore di lavoro
- Richiedere assistenza medica e conservare la documentazione sanitaria
- Verificare la copertura assicurativa (INAIL per lavoro domestico)
- Raccogliere prove: foto del luogo, testimonianze, eventuali ordini ricevuti
- Valutare il ricorso legale se ritiene che vi sia stata negligenza datoriale


