Assegnare un’auto aziendale significa riconoscere al dipendente un vantaggio che va oltre lo stipendio. Ma quanto vale questo beneficio in busta paga? La risposta dipende dall’alimentazione del veicolo, dalla sua anzianità, dal regime fiscale applicabile e, ora, anche dalla presenza di determinati accessori.
Il Decreto legislativo n. 148/2026, conosciuto come correttivo Omnibus, interviene sulla disciplina delle auto concesse in uso promiscuo, cioè utilizzabili sia per lavoro sia per esigenze personali. L’intervento supera alcune difficoltà delle precedenti disposizioni, ma introduce nuovi elementi che richiedono attenzione. La semplificazione, quindi, non coincide con l’eliminazione dei controlli.
Il punto di partenza: il valore convenzionale dell’auto
Il fringe benefit non corrisponde al prezzo dell’autovettura e neppure al canone di noleggio pagato dall’impresa. Il calcolo parte dal costo chilometrico delle tabelle ACI, riferito a una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui. All’importo ottenuto viene applicata la percentuale prevista dalla disciplina di riferimento. Le eventuali somme trattenute al dipendente per la concessione del veicolo riducono il valore del beneficio.
Nel regime basato sull’alimentazione, la percentuale ordinaria è del 50%, ridotta al 20% per le ibride plug-in e al 10% per le auto esclusivamente elettriche. Non tutte le vetture definite genericamente “ibride”, quindi, beneficiano della percentuale ridotta: occorre distinguere le plug-in dalle altre motorizzazioni ibride.
Dal 2026 conta anche l’anzianità del veicolo
Il correttivo modifica l’articolo 51, comma 4, lettera a), del TUIR, eliminando i riferimenti alla nuova immatricolazione e alla necessità di un contratto stipulato dal 1° gennaio 2025. Dal periodo d’imposta 2026 assume però rilievo un nuovo parametro: l’anzianità dell’autovettura.
Il valore convenzionale del benefit aumenta del 50% dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione. La formulazione va letta con precisione: non basta contare cinque anni dalla data di consegna al dipendente e non rileva il semplice anniversario dell’immatricolazione. Il riferimento è alla scadenza dell’anno solare individuata dalla norma.
L’aumento riguarda il valore già calcolato, non comporta l’aggiunta di 50 punti percentuali. Di conseguenza, il valore corrispondente al 50% diventa il 75% della base convenzionale; quello delle plug-in passa dal 20% al 30%, mentre quello delle elettriche passa dal 10% al 15%.
Gli optional possono aumentare il benefit
Un’altra novità interessa accessori e allestimenti. Quando non sono già valorizzati nelle tabelle ACI e non sono stati acquistati direttamente dal lavoratore, il valore del fringe benefit viene ulteriormente incrementato del 5%, dopo l’applicazione della percentuale ordinaria e dell’eventuale maggiorazione per anzianità.
La disposizione opera dal 1° gennaio 2026 anche per i veicoli soggetti al regime transitorio. Sono salvaguardati i comportamenti adottati dai datori di lavoro fino al 31 dicembre 2025, senza rimborso delle eventuali maggiori imposte già versate. Per l’impresa diventa quindi importante conoscere non soltanto il modello dell’auto, ma anche le sue dotazioni e chi ne abbia sostenuto il costo.
Esempi applicativi:
Consideriamo un esempio ipotetico, con dati scelti esclusivamente per illustrare il meccanismo. Un’azienda assegna per tutto l’anno un’auto soggetta alla percentuale ordinaria del 50%, con costo chilometrico ACI ipotizzato di 0,60 euro, senza corrispettivi a carico del dipendente.
La base convenzionale è pari a 9.000 euro annui, ottenuti moltiplicando 0,60 euro per 15.000 chilometri. Applicando il 50%, il benefit è di 4.500 euro annui, equivalenti a 375 euro mensili.
Se il veicolo ha superato la scadenza prevista per la maggiorazione legata all’anzianità, il valore aumenta del 50% e raggiunge 6.750 euro annui. Se sono presenti anche accessori che comportano l’ulteriore incremento del 5%, il risultato diventa 7.087,50 euro annui, circa 590,63 euro mensili.
Questi importi rappresentano il valore del beneficio, non la trattenuta fiscale effettiva sullo stipendio. L’esempio mostra come la stessa auto possa assumere una valorizzazione diversa per effetto dell’anzianità e delle dotazioni, anche senza cambiare assegnatario. Le maggiorazioni seguono i criteri descritti dalla disciplina.
Esempio – Autovettura immatricolata nel 2023
Consideriamo un’autovettura immatricolata nel 2023, il cui valore fiscale, determinato in base alle emissioni di CO₂, è pari a 3.000 euro annui.
Nel 2026, oltre a monitorare il momento in cui il veicolo raggiungerà il sesto anno di vita, l’azienda dovrà verificare la presenza di optional, definiti dal legislatore come “accessori o allestimenti non valorizzati nelle tabelle ACI”.
Ferma restando la probabile natura atecnica della definizione di “allestimento” che sarà adottata dall’Agenzia delle Entrate, nel caso considerato il valore fiscale salirà a 3.150,00 euro annui, rilevanti anche ai fini del trattamento di fine rapporto.
Come si vede, il valore specifico degli optional incide poco, poiché la maggiorazione è forfettaria. In termini pratici, una volta applicabile l’incremento, il suo ammontare non varia in funzione del costo degli accessori installati.
Le auto già assegnate richiedono una verifica distinta
Non tutte le vetture confluiscono automaticamente nel regime basato sull’alimentazione. Per quelle concesse dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2024, nonché per quelle ordinate entro il 31 dicembre 2024 e assegnate nel corso del 2025, resta applicabile la disciplina precedente collegata alle emissioni. Superata la scadenza prevista rispetto alla prima immatricolazione, il valore continua a essere determinato con quel regime, ma viene maggiorato del 50%.
Il messaggio per le aziende: serve una gestione aggiornata
Il calcolo non può essere impostato una volta e poi dimenticato. La gestione richiede di conoscere immatricolazione, alimentazione, regime applicabile, date dell’ordine e dell’assegnazione quando rilevanti, emissioni e accessori non compresi nella valorizzazione ACI. Occorre inoltre monitorare la decorrenza delle maggiorazioni.
Sul piano operativo, la soluzione proposta è raccogliere queste informazioni in una scheda per ciascun veicolo, condivisa con chi elabora le paghe. Il punto resta questo: le nuove regole chiariscono alcuni passaggi, ma l’auto aziendale continua a richiedere documentazione completa e aggiornamenti puntuali.


